lunedì, 6 settembre 2010

La guerra di Settimio

La guerra di Settimio

L'emigrante soldato

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Settimio Damiani

29/11/2008 | Settimio Damiani nasce il 2 ottobre 1890 nel piccolo paesino di Acquaviva Picena, nelle Marche settimo figlio di 11 di Eleuterio Damiani, e Francesca Pienotti. All’età di 18 anni emigra negli Stati Uniti, stabilendosi a Chicago Heights, seguendo le orme del fratello maggiore Achille. Assieme al fratello si occupa del reclutamento degli operai e della manodopera impiegata nelle fabbriche della zona, facendo immigrare direttamente dall’Italia molti compaesani alla ricerca di lavoro. Seguiranno anche i fratelli Cesare e Gaetano che si ricongiungeranno ai fratelli sempre a Chicago.

Allo scoppio della Grande Guerra Settimio, ancora cittadino italiano, viene chiamato alle armi e, dopo l’addestramento, viene assegnato al 79° Reggimento della Brigata di fanteria “Roma”, facenti capo alla I armata italiana forte di circa 230 mila uomini tra truppa e ufficiali, schierata sul fronte vicentino. Il reparto di Damiani è sistemato dalla Vallarsa al ciglio destro dell’alta Val Terragnolo, posizioni occupate con i btg alpini «Val Leogra» e «M. Berico», più la XII brg di fanteria della Milizia Territoriale.

Quando comincia il racconto, circa il 23 maggio1916, Damiani vanta già un mese di prima linea col suo reparto che ha ricevuto il cambio e si trasferisce a est di Pian delle Fugazze per ricostituirsi. Al 29 giugno il 79° e l’80° Reggimento tornano sulla linea del torrente Leno di Vallarsa, mentre dal 9 all’11 giugno i reparti concorrono alla riconquista dell’orlo roccioso del Parmesàn. 10 giorni dopo la brigata passa alle dipendenze della 27a divisione, trasferita nel settore Sogli di Campiglia-Colle di Xomo.

Il 10 agosto la salute del Damiani viene minata dalla febbre imponendo il suo trasferimento all’ospedale da campo di Posina. Quei giorni rappresenteranno per Damiani il periodo migliore della sua esperienza di soldato. Dalla terribile realtà della prima linea finalmente poté passare al “lusso” ospedaliero costituito da “bei lettini, indumenti da malato…”, al comunque striminzito rancio i degenti potevano ovviare con “i modi gentili delle signorine infermiere”.

Finita la convalescenza Settimio torna a vestire la divisa di fante però non più alle dipendenze della brigata “Roma” ma con la “Siena”. Nell’estate del 1916 viene schierato sulla linea di Monte Civaron a sbarramento della Val Brenta, in luglio concorre alla conquista di Cima Caldiera e all’attacco del Monte Ortigara.

E’ sempre sul fronte altopianese quando giunge l’inverno 1916/17, tra le più freddi e nevosi che si ricordano. Metri di neve e temperature polari diventano il nuovo nemico da combattere con slavine che interrompevano i collegamenti e provocando centinaia di vittime tra i soldati che intervengono per ripristinarli, morti che verranno raccolti per la sepoltura solo a primavera inoltrata. Tuttavia Damiani nel suo diario gioisce per il fatto di essere stato assegnato a questa zona “un po’ migliore” del fronte.

Nel maggio del 1917, Settimio Damiani, inquadrato ancora nella Brigata “Siena”, viene trasferito a Cervignano, nella zona del Carso meridionale diventando protagonista e cronista della disfatta di Caporetto ed infine cadendo prigioniero. Damiani passerà il resto della guerra in numerosi campi di concentramento soffrendo la fame, la sete ed il freddo ma non desistendo nel scrivere. Nel 1919 viene rimpatriato e nel maggio del 1920 torna a lavorare in America. Lì si sposa e mette su famiglia lavorando nelle fabbriche della zona soprattutto come responsabile mantenimento.

Damiani muore il 1° gennaio del 1979 all’età di 89 anni lasciando, forse inconsapevolmente, una grande eredità del suo diario. “Si evidenzia il carattere di cronaca nuda e cruda che il fante imprime al racconto; non si tratta di memorie postbelliche, egli è lì, alla guisa di un inviato speciale armato di penna e moschetto, che scrive a getto nell’immediato trascorrere degli accadimenti – raccontano Alessandro Gualtieri e Giovanni Dalle Fusine che hanno tradotto e pubblicato il diario con il titolo “Dal Piave alla prigionia: L’odissea del soldato Settimio Damiani” - Ne scaturisce uno spaccato della vita di trincea, le paure e le ansie della truppa, comandata da superiori spesso incapaci di gestire i subalterni, dove le strategie studiate a tavolino erano lontane dalla realtà che si presentava in battaglia”.