mercoledì, 8 febbraio 2012

La guerra di Settimio

La guerra di Settimio

Quelle pagine dimenticate 
sono diventate un libro

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La copertina del libro su Settimio Damiani

01/12/2008«Andando con bastone piano piano fino a Posina ove cera uno ospedaletto da campo, una notte di terrore passai a Posina, lì arrivò l'automobile della croce rossa salii sopra e mi portò all'ospedale a Schio, ove cera dei belli lettini, mi diede le vesti da malato e subito andai al letto. Mi sentivo un sollievo mi sembrava un sogno, provavo grande gioia». È un brano del diario di Settimio Damiani, fante marchigiano della brigata “Roma" e poi della “Siena", impegnato nei combattimenti tra la Val Lagarina e Val Cismon durante la Grande Guerra. Il diario è stato ritrovato l'anno scorso dal nipote Tim nella casa di famiglia a Chicago dove Damiani si trasferì finita la Guerra e dove morì nel 1979.

«La cantina si era allagata - racconta Tim - e nel recuperare le cose lì riposte abbiamo ritrovato una scatola con le cose del nonno tra cui il suo diario di guerra». Nessun membro della famiglia è stato in grado di decifrare la nervosa calligrafia del nonno. Da qui il contatto con Alessandro Gualtieri e Giovanni Dalle Fusine del Centro studi informatico “La Grande Guerra” che hanno tradotto il diario e l’hanno riprodotto fedelmente, errori compresi, nel volume “Dal Piave alla prigionia: l’odissea del soldato Settimio Damiani” (Nordpress), di cui è imminente anche l’uscita di una versione in inglese.

Settimio Damiani nacque il 2 ottobre 1890 a Acquaviva Picena nelle Marche. Nel 1908 si trasferì negli Stati Uniti dove si occupava del reclutamento degli operai. Allo scoppio della Guerra, venne richiamato alle armi e trasferito sul fronte vicentino. Era lì durante la Strafexpedition e ingaggiò, con il suo reparto, violenti scontri contro gli austroungarici. Venne poi spedito in retrovia, prima a Posina e Schio, poi a Vicenza. Racconta Damiani: «In seguito a quattro giorni ah Schio trasferito con treno della croce rossa a Vicenza. Portandomi in uno ospedale militare, ove nel letto ospedale mi fice fare la contumaggia il quale con dieci giorni sofrii molta fame. Mi dava da mangiare alla mattina una tazza di latte con un boccone di pane. Ah mezzo giorno un piccolo mescolo di minestra. Alla sera un po' di verdura con qualche grammi di carne, pane, un quarto dopo mangiato avevo più fame di prima. Fortuna mi trasferi all'ospedale Collegio Albettone della croce rossa. Ove colà il mangiare migliorò, cera molte signorine che si prestava con modi assai gentili mi diceva per confortarmi».

Finita la convalescenza il fante fu inquadrato nella brigata Siena e schierato sulla linea di Monte Civaron, in luglio attaccò le difese austriache sull'Ortigara. Trasferito sul Carso, durante la disfatta di Caporetto fu catturato e finì in un campo di prigionia austriaco. Nel 1919 fu rimpatriato e nel maggio del 1920 tornò in America.

Il suo diario, dicono Gualtieri e Dalle Fusine, è «una cronaca fatta da un inviato speciale armato di penna e moschetto, che scrive a getto nell’immediato trascorrere degli avvenimenti». Il libro è arricchito da un’approfondita ricerca storica in merito ai fatti descritti da Damiani, collocati nella cornice del conflitto mondiale.