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05.03.2013

Uccide la moglie malata nel sonno

Marcello Rigodanzo e la moglie Adriana Carolo insieme durante il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio il 15 febbraio del 2008. COLORFOTO
Marcello Rigodanzo e la moglie Adriana Carolo insieme durante il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio il 15 febbraio del 2008. COLORFOTO

ARCUGNANO. L'hanno trovato nel cucinino di casa, lo sguardo perso nel vuoto, rassegnato. Prima di ieri mattina aveva fatto di tutto per non arrivare a questo punto, per aiutare quella donna con cui aveva vissuto per 55 anni. Quella era la sua «bambola», da accarezzare, rincuorare, servire. L'amore di una vita. Anche quando lei, per colpa della malattia, non lo riconosceva più. Lui la accudiva giorno e notte, la portava dai medici, le preparava da mangiare, la cambiava e lei lo trattava come un estraneo, lo guardava senza vederlo.  Dopo dieci anni non ce l'ha più fatta. Non ha più sopportato l'Alzheimer, la sofferenza, il lento scivolare nell'oblio e l'ha pugnalata fino ad ucciderla.  

L'OMICIDIO. Marcello Rigodanzo, 83 anni, è stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di omicidio volontario e ora si trova in carcere. Per la moglie Adriana Carolo, che ne avrebbe compiuti 80 il prossimo 22 marzo, non c'è stato nulla da fare: era priva di vita all'arrivo dei soccorsi. In base a quanto è stato ricostruito e a quanto l'anziano ha raccontato tutto è successo in una manciata di secondi. Erano le 7.30, lei stava ancora dormendo e il pensionato è entrato nella sua stanza. In mano aveva una baionetta, trovata in un campo vicino a casa tanti anni fa. Un vecchio cimelio della Prima Guerra Mondiale. Una lama affilata alla quale aveva montato un manico e con la quale l'ha pugnalata alla gola. Un colpo, poi un altro che le hanno provocato la morte in pochi istanti.  «Adesso non soffrirà più - ha continuato a ripetere ai figli e ai militari che gli chiedevano che cosa avesse fatto -. Adesso finalmente è in pace. Non sopportavo di vederla in quello stato. Non ce la facevo più». Un'ora dopo il delitto la figlia Mirella e una vicina di casa sono entrate nella casa della coppia, in via Zanchi, nella zona collinare di Arcugnano. Rigodanzo era seduto a tavola, immobile, lo sguardo perso nel vuoto. Dall'omicidio al loro arrivo aveva acceso la stufa e si era cambiato gli abiti sporchi di sangue. Appoggiata su una mensola del caminetto la baionetta. Poi lo choc. Adriana era stesa sul letto, la gola tagliata. In un disperato tentativo di salvarla è stato chiamato il medico. Purtroppo però, per lei non c'era nulla da fare. Era morta da un'ora, forse di più.  

LA CONFESSIONE. Quando, poco dopo le 9, sono arrivati i carabinieri del nucleo investigativo di Vicenza l'anziano ha ammesso tutto. «Sì, sono stato io» ha detto con filo di voce, forse senza rendersi conto pienamente del gesto che aveva appena compiuto.  La coppia, casalinga lei, ex ristoratore lui, era sposata da 55 anni e aveva avuto quattro figli: Mirella, Paolo, Maria Teresa e Rita. Proprio quest'ultima, ieri, ha continuato a ripetere che quello del padre è stato un «disperato atto d'amore». «Le ha sempre voluto tantissimo bene - ha detto -. Vederla soffrire per lui era diventato insopportabile».

LA MALATTIA. Adriana Carolo si era ammalata dieci anni fa ma soprattutto negli ultimi tre, quattro anni le sue condizioni erano peggiorate. Non era autosufficiente, non poteva essere lasciata da sola un attimo e non riconosceva quasi più il marito, i figli, i nipoti. I momenti di lucidità erano sempre più rari e più brevi. Lui era sempre presente, sempre premuroso ed affettuoso. «Qualche volta diceva che non ce la faceva più, ma poi era lui stesso a non volerla abbandonare un attimo e a fare di tutto per starle vicino - ha spiegato la cognata Sunta Ferrarin -. Gli ho detto tante volte che la soluzione migliore sarebbe stata quella di cercare una clinica per malati di Alzheimer, ma lui diceva che costava troppo, che non se la poteva permettere. In realtà penso che non avrebbe mai sopportato di lasciarla da sola, di farla andare via da casa. Quando non erano insieme non era tranquillo».
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Claudia Milani Vicenzi
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