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26.01.2013

«Puzzate troppo, giù dal bus»
Variati: «Non è discriminazione»

La navetta numero 10 che parte dal park di via Cricoli. ARCHIVIO
La navetta numero 10 che parte dal park di via Cricoli. ARCHIVIO

VICENZA. Esclude categoricamente episodi di discriminazione o, peggio, di razzismo, il sindaco di Vicenza Achille Variati prendendo posizione sulla vicenda di quattro nomadi fatti scendere ieri da un autobus pubblico perchè, secondo gli altri passeggeri, puzzavano. Tre dei quattro giovani erano in possesso del biglietto di viaggio. Ma i controllori dell’Aim di Vicenza saliti a bordo del mezzo li hanno invitati a scendere, su richiesta degli altri utenti - rileva la società - sulla base del regolamento di polizia urbana; il quale vieta la permanenza a bordo di chi, per «ubriachezza, scarsa pulizia, o indecenza degli abiti crei disturbo agli altri passeggeri».
«In una città come la nostra - afferma Variati - nessuna forma di discriminazione etnica sarebbe accettabile. Ma dai fatti emersi e accuratamente vagliati dall’azienda, qui non si tratta di discriminazione o razzismo». «A casa propria - prosegue il sindaco del Pd - ciascuno si comporta come meglio crede. Ma quando si fa uso di un servizio pubblico come il bus, ci si deve comportare in un modo che rispetti i diritti degli altri: se non si accettano delle minime regole di buona condotta basate sul buon senso, ci sono altre opzioni, come andare a piedi, o in bici, o in auto».
«Il fatto che si trattasse di nomadi - aggiunge ancora Variati - è per me privo di qualsiasi rilevanza. Che siano vicentini ’doc’, milanesi, stranieri, caucasici, asiatici, americani, rom o sinti è irrilevante: chi sceglie di fare uso di un servizio pubblico deve rispettare gli altri utenti. E rispettarli significa anche non attuare comportamenti o condotte che siano insopportabili per gli altri».

ORE 6. NOMADI FATTI SCENDERE DAL BUS PERCHE' PUZZANO. «Uscite dall'autobus perché ci sono due requisiti necessari per rimanere a bordo: avere il biglietto e lavarsi». Quest'ultimo particolare riguardava quattro ragazzi nomadi, probabilmente Rom, saliti dalle 8.15 sul bus navetta che parte dal parcheggio di via Cricoli (poco lontano c'è uno dei due accampamenti che ospita 14 famiglie tra Rom e Sinti) e fatti scendere dai controllori alla fermata davanti alla chiesa di San Marco.  Ad assistere a quanto accaduto una signora, che preferisce non rivelare il nome, ma le sue parole sono chiare, decise, schiette. Il racconto non fa una grinza e non è condito con molti aggettivi: pura cronaca si direbbe in gergo. Inoltre, lei stessa ha telefonato ad Aim per protestare, senza però riuscire a parlare con una persona in grado di raccogliere il suo disappunto. «Alla fermata c'ero anch'io - spiega - ho visto i quattro ragazzi, tra loro c'era anche una donna; uno di loro, prima che il bus partisse, si è avvicinato all'autista e ha acquistato i biglietti, non so quanti, ma gli sono stati dati e poi la compagnia si è sistemata in fondo al bus dove mi sono seduta anch'io perché attorno a loro si era creato il vuoto».  Fin qui nulla da eccepire, salvo il fatto che quando qualcuno vede uno nomade o si tiene stretta la borsa o preferisce stare alla larga. Il viaggio inizia, ma alla fermata di S. Marco, per cui dopo appena 10 minuti, ci sono i controllori di Aim che bloccano le uscite e le entrate del “Pollicino” e chiedono a tutti i passeggeri i biglietti. Prassi normale.  «Ma l'atteggiamento di uno dei controllori - spiega la signora - è stato a dire poco allucinante: ha esordito sostenendo che c'erano due condizioni per poter rimanere a bordo: avere il documento di viaggio e non puzzare, l'ha detto a voce alta indicando i quattro ragazzi fermi in fondo. A quel punto uno di loro ha mostrato i biglietti, non ho visto quanti fossero, comunque li avevano. Tutti i particolari sul Giornale in edicola.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Roverotto
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