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17.06.2012

Nadia, l'angelo custode dell'ergastolano

Carmelo Musumeci e il suo “diavolo custode” Nadia Bizzotto, un rapporto di amicizia che dura da anni
Carmelo Musumeci e il suo “diavolo custode” Nadia Bizzotto, un rapporto di amicizia che dura da anni

È la storia di un incontro tra due sopravvissuti. Lui mafioso a un agguato di mafia: sei colpi di pistola in corpo, lo vogliono bruciare vivo ma scappa così quando esce dall'ospedale si vendica uccidendo. Lei una donna inquieta nata vicino a Bassano, rimasta paralizzata a 21 anni per un incidente e che dopo aver deciso di aiutare tossici, prostitute e criminali è diventa il suo angelo custode in carcere. Dove l'uomo sta scontando un ergastolo senza fine ma è diventato il leader di un movimento contro il carcere a vita. Lui si chiama Carmelo Musumeci, catanese di 56 anni che dice ha «imparato a rubare prima di saper leggere», moglie e due figli, una laureata in ingegneria chimica con 110 e lode, dal '95 all'ergastolo come mandante dell'omicidio di un pregiudicato coinvolto nella morte del boss della Magliana Enrico De Pedis. È all'ergastolo ostativo: significa che non può nè potrà mai uscire fino alla morte, neanche in permesso, perché non ha collaborato. Ma dietro le sbarre è diventato scrittore, si è laureato in legge e dice che piuttosto di morire poco alla volta in carcere è meglio la pena capitale. Lei è Nadia Bizzotto, 45 anni, da qualche anno responsabile della casa di accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi vicino a Perugia. E che dopo aver conosciuto la vita degli ergastolani nell'ex carcere di massima sicurezza di Spoleto e aver incontrato Carmelo, è diventata il suo tramite con la vita oltre le sbarre. Ogni mercoledì va a trovarlo e con altri gestisce il suo sito internet e le sue mail. Tanto che lui la chiama «il mio diavolo custode». La vita e la storia di Nadia cambiano nell'87, quando a soli 21 anni perde l'uso delle gambe a causa di un incidente in autostrada. Il papà artigiano edile muore quando lei ha 15 anni, la mamma da casalinga diventa operaia, ha due sorelle e un fratello. Lavora in un ufficio ma lo lascia, vuole fare altro, gli piacciono molto gli studi sociali. «Ho conosciuto don Benzi durante una sua visita a Rosà - racconta Nadia Bizzotto -. Poi avevo un amico che andava spesso ad Assisi. C'è il terremoto e io vado nella comunità di don Oreste. ma vado avanti e indietro da Vicenza. Così don Oreste mi dice “smettila, vieni qui in Umbria da noi”. Ci ho pensato un anno, poi sono andata». E qui conosce il mondo della comunità: i tossicodipendenti, le prostitute, tutti quelli che don Benzi cerca di recuperare. «La verità è che ho una passione per i casi disperati, insomma sono allergica alla normalità». Così si inserisce sempre di più: «Non ero una fanatica nè veneravo don Oreste, ma mi hanno aperto nuovi orizzonti». Comincia a frequentare il carcere, conosce gli ergastolani. Con alcuni si scrivono. Poi incontra Carmelo Musumeci: «Era il giugno 2007, lui era il portavoce degli altri carcerati. Era uno che non stava mai zitto, non accetta ingiustizie». Inzia uno scambio di lettere, solo su carta perché non si può usare altro. Poi Nadia ottiene il permesso di entrare regolarmente: «Ma non seguo solo lui, ci sono anche altri nel settore alta sicurezza, quelli con condanne lunghe». Musumeci è un vulcano: scrive libri, lotta contro l'ergastolo a vita anche se ammette di non essere un santo. Il suo “diavolo custode” in carrozzella lo aiuta con la tesi di laurea: «Una faticaccia: lui ci dava i biglietti, noi dovevamo ricopiare tutto». Perché questo rapporto speciale? «Lui chiede di più e fa più di tutti». Tanto che ha scritto al presidente Napolitano per chiedere che gli sia concessa la pena di morte. «Una provocazione - dice Nadia Bizzotto -. Io so che chi fa del male va fermato, come diceva don Oreste. Ma non va ucciso. E l'ergastolo è una morte lenta. Dopo vent'anni di galera si cambia, non sei più la stessa persona. Lo ha detto anche l'ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo: il carcere è inutile. Le persone vanno recuperate, non ammazzate piano piano. E in Italia ce ne sono altri 100 come Carmelo. Certo non dimentico cosa ha fatto, ma ora è un uomo trasformato. E fuori dal carcere potrebbe fare un gran bene a molti». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Mognon
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