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27.03.2013

Museo diocesano, il vescovo Pizziol
lo intitola a monsignor Nonis

Era il 2003: l’allora vescovo Nonis mostrava la sua collezione.ARCHIVIO
Era il 2003: l’allora vescovo Nonis mostrava la sua collezione.ARCHIVIO

VICENZA. Il museo diocesano porterà il suo nome “Mons. Pietro Giacomo Nonis”. C'è voluto un decreto firmato il 19 marzo scorso dall'attuale vescovo, Beniamino Pizziol il quale stabilisce la nuova titolazione. «Al fine - si legge - di tenere viva la memoria e la riconoscenza della Diocesi per l'opera competente e appassionata di mons. Nonis». «Il suo episcopato - si legge ancora - è stato caratterizzato da una particolare attenzione per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale della chiesa vicentina, attenzione che ha trovato espressione in molteplici iniziative di restauro e valorizzazione dei Beni artistici e culturali delle varie parrocchie». Una intitolazione che ricorre in un anno particolare, infatti il vescovo emerito festeggia quest'anno i 25 anni di episcopato, venne ordinato vescovo 9 aprile del 1988 e arrivò in città un mese dopo; inoltre il prossimo 24 aprile mons. Nonis festeggerà 86 anni.  L'annuncio della nuova intitolazione verrà dato domani da mons. Pizziol in cattedrale durante la messa crismale alla quale parteciperanno, per la benedizione degli oli che verranno usati nelle parrocchie per i diversi sacramenti, tutti i sacerdoti della diocesi. «Si tratta di una dedica in vita che un ha valore significativo - spiega don Antonio Marangoni - I due prelati si incontrano molto spesso. Mons. Pizziol credo abbia voluto prendere questa decisione non solo per la competenza che Nonis ha dimostrato in questi anni per l'arte, ma soprattutto per la vivacità e per la passione con la quale ha voluto intraprendere un cammino che ha portato nel 2005 all'inaugurazione di un museo, ricco, costruito, pensato. Ha spazi dedicati all'Africa e alle collezioni etnoantropologiche e a quanto trovava di valore nelle parrocchie».  «Si tratta di un modo per conservare e proteggere un patrimonio e, soprattutto, per renderlo accessibile a tutti come sta avvenendo in questi anni in piazza Duomo».  «La realizzazione di uno spazio museale - spiega l'attuale direttore don Francesco Gasparini - poneva allora questioni importanti come il reperimento di risorse e finanziamenti che sono andati di pari passo con la scelta di personaggi illustri che vi hanno lavorato: esperti del calibro di Fernando Rigon, dell'arch. Gianna Gaudini, di mons. Giulio Cattin, docente, preside universitario e grande storico della musica, di Maria Luisa Avagnina e naturalmente con la disponibilità della Fondazione Cariverona. Senza dimenticare la progettazione affidata all'arch. Giovanni Tortelli. Nonis seguì passo passo i lavori, sempre con la collaborazione della Soprintendenza, affinché fossero rispettati i dettami per un contenitore museale di spessore come poi è diventato».  Di Pietro Nonis restano le ricchissime raccolte etnografiche che arrivano dall'Asia, Africa, Oceania e anche dal Sud America, le sfere minerali, coloratissime e le innumerevoli croce etiopi, oltre alle varie immagini effigi di bronzo pietra, terracotta, raffiguranti uomini , donne, bambini, animali, oggetti raccolti durante i sui innumerevoli viaggi nelle missioni come uomo di fede di arte e di cultura.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Roverotto
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