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16.12.2011

La felicità, finalmente Pieraccioni la
scopre così fra tepore di casa e musica


 Ariadna Romero e Pieraccioni, protagonisti di Finalmente la felicità
Ariadna Romero e Pieraccioni, protagonisti di Finalmente la felicità

Milano. Esce oggi nei cinema Finalmente la felicità, il nuovo film natalizio del comico Leonardo Pieraccioni. Decimo lungometraggio per il regista toscano che segna una tappa importante del suo percorso artistico. Presentato nel corso di un'affollata conferenza stampa ieri a Milano è stato accolto da sentiti applausi. Il film è divertente e ben costruito, in controtendenza con la volgarità imperante di alcuni cinepanettoni mette in primo piano i buoni sentimenti, riesce a far ridere il grande pubblico con garbo e lanciando messaggi positivi. Pieraccioni non si scosta dal consueto filone che ne ha determinato il successo nel corso degli anni, ma questa volta lascia trasparire una vena intima e poetica particolarmente gradevole.
«Il film nasce da una storia vera - racconta Pieraccioni - da un'idea di Domenico Costanzo, che ha scritto il soggetto assieme a me e Giovanni Veronesi. Costanzo sognava di incontrare una bambina realmente adottata a distanza da sua madre attraverso una chiamata a "C'è posta per te", per la verità anche che gli restituisse i soldi versati nel corso degli anni».
E di fatto, nella trama del film, la "sorella minore" adottata dal protagonista è la splendida Ariadna Romero, giovane modella brasiliana dagli occhi vivaci e profondi, che dopo la convocazione del "fratello" al popolare show televisivo, per realizzare il voto di ballare la samba sulla tomba dell'italianissima mamma adottiva, uccisa in modo grottesco "da Barbara Bouchet e dall'abusivismo edilizio degli anni cinquanta", cambierà il destino del protagonista.
Sembra davvero un periodo d'oro per la carriera e la vita personale del regista, che appare sereno e rilassato e si racconta volentieri nel corso della conferenza stampa. «Per me la felicità è il fatto di aver conquistato la serenità personale, di aver costruito una bella famiglia con la mia compagna. La felicità di cui parlo nel titolo è una tranquillità di vita, quella che provi nel momento in cui hai un leggero tepore in casa. Mi sono reso conto di averla raggiunta nel momento in cui mi sono visto accanto a lei, con mia figlia, circondato dagli amici di trent'anni fa».
Una gioia vera a cui, dalle parole del regista, è possibile arrivare anche attraverso la musica. «E' un film molto musicale, il tema principale è dedicato alla felicità e il protagonista, Benedetto, è un professore di musica al conservatorio di Lucca, città in cui ha sede il prestigioso istituto musicale 'Luigi Boccherini' - racconta Pieraccioni - Nella storia c'è un piccolo giallo in cui al centro c'é un tema musicale scritto in gioventù da Benedetto, che gli è stato rubato da un collega disinvolto, il direttore d'orchestra Argante Buscemi, senza mai riconoscere i meriti all'autore. Tuttavia la musica, come le opere buone che fai, ti tornano sempre indietro come un boomerang».
La musica è una passione che il regista coltiva anche in qualità di autore. «Di fatto ho scritto 60 canzoni, una più brutta dell'altra» dice, con una buona dose di autocritica. «Credo che oggi i cantautori abbiano sostituito i poeti del passato. Nel film ho voluto rendere omaggio ad uno strumento insolito, il controfagotto, poco frequentato ma fondamentale in tantissime partiture classiche, a partire da Mozart». E Pieraccioni, nel film, cita non solo Mozart, ma anche il filosofo francese Charles Fourier e la sua teoria sulla 'musica d'istinto', al centro del sogno/progetto musicale di Benedetto, che sembra tuttavia anche suggerire un certo modo di prendere la vita, con istinto, appunto.
Il film è stato realizzato con la collaborazione finanziaria della Banca Popolare di Vicenza, grazie allo strumento del tax credit, di cui Pieraccioni sottolinea l'importanza fondamentale nel sostegno all'industria del cinema.
E il regista conclude: «Quando un film finisce inizia la cronaca, e con la mia "sindrome del cabarettista" io vorrei che il pubblico si divertisse per un'ora e mezza e ne uscisse contento».
Aggiunge, infine: «Se dovessi descrivere il mio film con un brano musicale sceglierei Aquarello di Toquinho, ecco, vorrei che fosse questo».

Rosarita Crisafi
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